Le terapie psicologiche per l'anoressia nervosa

La scelta della terapia più adatta a curare l'anoressia nervosa dipende da molti elementi: le circostanze che l'hanno innescata, da quanto tempo dura, la gravità del quadro fisico, l'età della persona, i sintomi presenti e le eventuali altre difficoltà psicologiche associate. Sono dati che possono emergere solo da una valutazione professionale, meglio se condotta da chi è specializzato in questo tipo di problemi. Quello che segue è quindi un orientamento, non un percorso da scegliere da soli.

La cura è sempre un lavoro di squadra

Il punto su cui tutte le linee guida concordano è che l'anoressia nervosa non si cura su un solo fronte. L'approccio riconosciuto come efficace è multidisciplinare: la psicoterapia lavora insieme al supporto nutrizionale e al monitoraggio delle condizioni fisiche, e in alcuni casi si affianca una terapia farmacologica decisa dal medico, di cui parliamo nella pagina sui farmaci nell'anoressia.

L'ordine non è indifferente. Quando la denutrizione è marcata, il recupero di uno stato nutrizionale accettabile viene per primo, perché un cervello privato di energia non riesce a beneficiare davvero di un lavoro psicologico. Questo non vuol dire che la psicoterapia arrivi dopo: significa che le due cose procedono insieme, con pesi diversi a seconda della fase.

Le psicoterapie più utilizzate

Negli ultimi decenni sono state messe a punto e verificate diverse forme di sostegno per chi soffre di un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione, con risultati incoraggianti. Le principali sono:

  • Terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi dell'alimentazione, spesso indicata con la sigla CBT-E: lavora sui meccanismi che mantengono il disturbo, cioè sulle regole alimentari rigide, sul valore attribuito a peso e forma del corpo e sui pensieri che li accompagnano. È una delle opzioni più studiate negli adulti.
  • Terapia basata sulla famiglia, considerata il trattamento di prima scelta per bambini e adolescenti. Non serve a "correggere" la famiglia, ma a renderla parte attiva del percorso di rialimentazione e di sostegno.
  • Psicoterapia individuale di orientamento psicodinamico o interpersonale, utile soprattutto quando il disturbo si intreccia con difficoltà relazionali profonde o con esperienze dolorose.
  • Psicoterapia di gruppo, che permette di confrontarsi con chi sta attraversando la stessa esperienza e riduce il senso di isolamento.
  • Riabilitazione nutrizionale e counselling dietistico, che accompagnano il ritorno a un modo di mangiare normale e alla riscoperta del gusto, senza vergogna e senza regole imposte.

Nessuna di queste terapie è "la migliore" in assoluto: la scelta si fa insieme allo specialista, e non è raro doverne provare più di una prima di trovare quella che funziona per quella persona in quel momento.

Dove si svolgono le cure

A seconda delle esigenze, il percorso può articolarsi su livelli diversi di intensità. La forma più comune è quella ambulatoriale, con incontri regolari e vita quotidiana che prosegue normalmente. Quando serve un sostegno più continuo esistono i centri diurni e il day hospital, dove si trascorre parte della giornata seguendo anche i pasti assistiti. Nei casi in cui il quadro fisico o psicologico lo richieda si ricorre a strutture residenziali o al ricovero ospedaliero, che serve a mettere in sicurezza la persona e non è mai una punizione né un fallimento. In alcune situazioni è previsto anche un sostegno a livello domiciliare.

I gruppi di auto-mutuo-aiuto

Merita un'attenzione particolare una risorsa che si è molto diffusa: la partecipazione ai gruppi di auto-mutuo-aiuto. Consiste nel condividere con altri i propri stati emotivi e il proprio vissuto, con l'intervento di una persona che svolge la delicata funzione di moderatore o, meglio, di facilitatore, tenuto conto di quanto sia tipicamente difficile, per chi soffre di anoressia, aprirsi al mondo esterno.

Gruppi di questo tipo esistono ormai in molte città italiane e sono attive anche comunità e piattaforme online, dove la mediazione dello schermo rende talvolta il dialogo più accettabile e meno imbarazzante. Due avvertenze però sono d'obbligo: i gruppi affiancano la cura, non la sostituiscono, e in rete vanno cercati solo spazi moderati da professionisti o da associazioni riconosciute, perché esistono anche comunità che incoraggiano il disturbo invece di contrastarlo.

Anche i familiari e i partner possono trovare gruppi dedicati a loro. Non è un dettaglio: chi assiste una persona malata ha bisogno di sostegno a sua volta, e un familiare più sereno è un aiuto migliore.

Quanto dura e che cosa aspettarsi

La guarigione da un'anoressia nervosa richiede tempo, di solito mesi e non di rado anni, e procede a passi disuguali. Le fasi di stallo e le ricadute fanno parte del percorso e non cancellano i progressi compiuti. Il fattore che più incide sull'esito è la continuità: interrompere le cure appena si sta un po' meglio è l'errore più comune.

Dove chiedere aiuto

Il percorso comincia quasi sempre dal medico di famiglia o dal pediatra, che indirizza ai centri e servizi specialistici per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione presenti in tutte le regioni. Per sapere quale sia il più vicino, o semplicemente per parlarne con qualcuno senza dover dire chi sei, puoi chiamare il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969, gratuito e anonimo.

Continua: I farmaci nella cura dell'anoressia »

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

Le altre pagine di questa serie:
I disturbi dell'alimentazione  ·  Chi si ammala di anoressia  ·  Le cause dell'anoressia  ·  Come riconoscere l'anoressia  ·  Le terapie psicologiche  ·  I farmaci nell'anoressia  ·  La prognosi dell'anoressia  ·  La bulimia  ·  Chi si ammala di bulimia  ·  Le cause della bulimia  ·  I sintomi della bulimia  ·  Come curare la bulimia
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