Le cause della bulimia nervosa

La bulimia nervosa affonda le radici in un profondo malessere psicologico, in modo per molti versi simile all'anoressia. E come per l'anoressia vale una premessa importante: non esiste una causa unica. Quasi sempre il disturbo è il risultato del concorso di più fattori, con un peso diverso da persona a persona, e cercare un colpevole - se stessi, un genitore, un evento - è un esercizio che non aiuta nessuno.

Predisposizione biologica e familiarità

Gli studi condotti sulle famiglie e sui gemelli mostrano che una parte del rischio è ereditaria: si trasmette una predisposizione, cioè un modo particolare in cui il cervello regola l'appetito, il senso di sazietà, l'impulsività e la ricompensa. Non di rado, infatti, si scopre la presenza di familiari che soffrono o hanno sofferto di un disturbo alimentare, di depressione, di un disturbo d'ansia o di una dipendenza.

Avere una familiarità di questo tipo non significa che ci si ammalerà, e non significa che la famiglia sia responsabile di qualcosa. Vuol dire soltanto che il terreno è più recettivo, e che vale la pena prestare attenzione ai primi segnali invece di aspettare.

Difficoltà a dare voce alle emozioni

All'origine della bulimia si trovano spesso una difficoltà a comunicare le proprie emozioni, le proprie insicurezze e soprattutto le proprie delusioni. Chi si ammala ha frequentemente attraversato esperienze vissute come veri e propri fallimenti, e non ha trovato il modo - o lo spazio - per parlarne. In assenza di altre strade, il cibo può diventare il canale attraverso cui quelle emozioni si scaricano: un sollievo immediato e brevissimo, seguito da vergogna e senso di colpa.

Anche un'autostima ancorata soltanto al peso e all'aspetto fisico è un fattore ricorrente: quando il valore che ci si attribuisce dipende quasi per intero da come ci si vede allo specchio, ogni variazione diventa una questione di identità.

La dieta restrittiva, l'innesco più frequente

Sono numerosi i casi in cui la bulimia comincia come uno sfogo disperato per uscire, magari solo per pochi minuti, dal regime alimentare rigidissimo che ci si è imposti per dimagrire a tutti i costi. È il meccanismo meglio documentato di tutti: la restrizione severa aumenta la probabilità di un episodio di perdita di controllo, che a sua volta genera colpa e induce a restringere ancora di più. Il circuito si chiude e si autoalimenta.

Non è un buon motivo per rinunciare a occuparsi della propria alimentazione quando serve davvero: è un buon motivo per non improvvisare. Un percorso di dimagrimento impostato da un professionista, graduale e sostenibile, è cosa profondamente diversa da una restrizione calorica spinta e decisa da soli, tanto più in adolescenza.

Eventi di vita e cambiamenti

Talvolta a scatenare il disturbo è il trauma legato a un evento tragico, come la morte di una persona cara, o percepito come tale, per esempio un rifiuto in amore. Altre volte basta un brusco cambiamento nelle abitudini di vita: l'inizio dell'università, soprattutto se comporta il trasferimento in un ambiente lontano da casa, un nuovo lavoro, la fine di una relazione, un trasloco.

Sono riconosciuti come fattori di rischio significativi anche le prese in giro sul peso e sull'aspetto fisico subite in famiglia, tra coetanei o sui social network, e le esperienze di abuso o di grave trascuratezza. In tutti questi casi il disturbo non è la conseguenza automatica dell'evento, ma il modo in cui una persona predisposta ha finito per reagire a un dolore che non riusciva a gestire altrimenti.

Il contesto culturale

Sullo sfondo c'è un ambiente che spinge continuamente verso un ideale di magrezza irrealistico e che presenta il controllo del peso come una virtù morale. Immagini ritoccate, confronti costanti, prodotti dimagranti pubblicizzati come soluzioni rapide: tutto questo costituisce un terreno favorevole, non una causa. Milioni di persone vi sono esposte e non si ammalano.

Dove chiedere aiuto

Capire da dove viene il disturbo è utile per scegliere il percorso di cura, non per attribuire responsabilità. Se ti riconosci in queste righe, o se pensi che riguardino qualcuno a cui vuoi bene, parlane con il medico di famiglia oppure rivolgiti a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969 è gratuito e anonimo, risponde anche ai familiari e indica i servizi più vicini.

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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

Le altre pagine di questa serie:
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