Le cause dell'anoressia nervosa
La domanda "da che cosa dipende?" è forse la più frequente e insieme la più difficile. La risposta della medicina odierna è netta su un punto: l'anoressia nervosa non ha una causa unica. Nasce dall'incontro fra una predisposizione individuale, in buona parte biologica e genetica, alcuni tratti psicologici e una serie di circostanze di vita che fanno da innesco. Nessuno di questi elementi, preso da solo, basta a far ammalare una persona.
Su questa base biologica si innestano i tratti di cui abbiamo parlato nella pagina su chi si ammala di anoressia: perfezionismo, autocritica severa, ansia, difficoltà a tollerare l'incertezza, autostima fragile. Anche qui vale la stessa avvertenza: sono ingredienti del rischio, non colpe di nessuno.
Non sempre però l'innesco è un trauma. A volte è una serie di sconfitte e delusioni, reali o soltanto percepite come tali, che fanno crollare all'improvviso l'autostima: una bocciatura, dei brutti voti, un fallimento sportivo, l'esclusione da un gruppo di amici. In una persona predisposta può nascere allora il desiderio disperato di rendersi invisibile e di chiudersi completamente in se stessa. In altri casi ancora il punto di partenza è banalmente una fase di grande cambiamento: il passaggio alle superiori, il trasferimento in un'altra città, l'inizio dell'università.
Anche episodi di presa in giro sul peso o sull'aspetto fisico, in famiglia, tra coetanei o sui social, sono oggi riconosciuti come fattori di rischio rilevanti, così come le esperienze di abuso o di grave trascuratezza.
È una delle ragioni per cui i percorsi di dimagrimento, quando servono davvero, andrebbero sempre impostati con un professionista e mai improvvisati, soprattutto in adolescenza. Se questo è il tuo caso, può esserti utile leggere che cosa si intende per un regime ipocalorico corretto e per peso forma.
Quello che invece conta davvero è il clima relazionale nel momento della malattia: un ambiente in cui è difficile parlare di emozioni, o in cui prevale un rigore eccessivo, rende più faticoso chiedere aiuto; al contrario, potersi esprimere e sentirsi accolti e amati è spesso la vera via d'uscita. Non è una questione di colpe passate, ma di come si può reagire adesso.
Sul piano sociale, infine, la diffusione di modelli di magrezza irrealistici, il confronto continuo con immagini ritoccate e la pressione competitiva di alcuni ambienti - danza, moda, sport agonistico - costituiscono un terreno favorevole. Sono fattori di contesto, non cause dirette: milioni di persone vi sono esposte senza ammalarsi.
Se ti riconosci in qualcuna di queste situazioni, parlane con il medico di famiglia o con il pediatra, oppure rivolgiti direttamente a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969 è gratuito e anonimo e può indicarti il servizio più vicino a casa tua.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.
Che cosa si eredita e che cosa no
Gli studi condotti su gemelli e su grandi gruppi familiari hanno mostrato che una parte consistente del rischio di sviluppare un'anoressia nervosa è su base ereditaria. Non si eredita la malattia, si eredita una predisposizione: un modo particolare in cui il cervello regola l'appetito, l'ansia, la ricompensa e il senso di sazietà. Avere un familiare che ha sofferto di un disturbo alimentare, di un disturbo d'ansia o di depressione aumenta la probabilità, senza però renderla un destino.Su questa base biologica si innestano i tratti di cui abbiamo parlato nella pagina su chi si ammala di anoressia: perfezionismo, autocritica severa, ansia, difficoltà a tollerare l'incertezza, autostima fragile. Anche qui vale la stessa avvertenza: sono ingredienti del rischio, non colpe di nessuno.
Gli eventi che fanno da innesco
Molto spesso, all'origine di un'anoressia si trova un accadimento doloroso e indipendente dalla volontà della persona: la morte di una persona cara, una separazione, un rifiuto o un abbandono in amore, un incidente o una malattia che lasciano segni nel corpo o nell'animo. Di fronte a eventi di questo tipo si può provare un senso devastante di impotenza e di fragilità, e il controllo rigido dell'alimentazione può presentarsi come l'unico ambito in cui sembra ancora possibile decidere qualcosa. È un'illusione, perché nel frattempo si perdono proprio le forze indispensabili ad affrontare la vita.Non sempre però l'innesco è un trauma. A volte è una serie di sconfitte e delusioni, reali o soltanto percepite come tali, che fanno crollare all'improvviso l'autostima: una bocciatura, dei brutti voti, un fallimento sportivo, l'esclusione da un gruppo di amici. In una persona predisposta può nascere allora il desiderio disperato di rendersi invisibile e di chiudersi completamente in se stessa. In altri casi ancora il punto di partenza è banalmente una fase di grande cambiamento: il passaggio alle superiori, il trasferimento in un'altra città, l'inizio dell'università.
Anche episodi di presa in giro sul peso o sull'aspetto fisico, in famiglia, tra coetanei o sui social, sono oggi riconosciuti come fattori di rischio rilevanti, così come le esperienze di abuso o di grave trascuratezza.
La dieta restrittiva come fattore scatenante
Fra tutti gli inneschi, il più documentato è l'inizio di una dieta molto restrittiva intrapresa da soli, senza controllo medico, per assomigliare a canoni estetici irrealistici imposti dal proprio gruppo di appartenenza o dai media. Non significa che chi si mette a dieta si ammalerà: significa che in una persona predisposta la restrizione può innescare un meccanismo che poi non si arresta più da solo, perché la denutrizione modifica il funzionamento del cervello e rende il pensiero sempre più rigido e centrato sul cibo.È una delle ragioni per cui i percorsi di dimagrimento, quando servono davvero, andrebbero sempre impostati con un professionista e mai improvvisati, soprattutto in adolescenza. Se questo è il tuo caso, può esserti utile leggere che cosa si intende per un regime ipocalorico corretto e per peso forma.
Famiglia e società: che cosa sappiamo oggi
Per decenni si è ripetuto che i disturbi alimentari nascessero dentro famiglie "sbagliate". Questa idea è stata abbandonata dalla ricerca, ed è importante saperlo: le famiglie non causano l'anoressia, e la colpevolizzazione dei genitori, oltre a essere ingiusta, danneggia il percorso di cura. Le linee guida internazionali considerano anzi i familiari una risorsa terapeutica, tanto che nelle forme che esordiscono in adolescenza la terapia basata sulla famiglia è tra le più efficaci di cui disponiamo.Quello che invece conta davvero è il clima relazionale nel momento della malattia: un ambiente in cui è difficile parlare di emozioni, o in cui prevale un rigore eccessivo, rende più faticoso chiedere aiuto; al contrario, potersi esprimere e sentirsi accolti e amati è spesso la vera via d'uscita. Non è una questione di colpe passate, ma di come si può reagire adesso.
Sul piano sociale, infine, la diffusione di modelli di magrezza irrealistici, il confronto continuo con immagini ritoccate e la pressione competitiva di alcuni ambienti - danza, moda, sport agonistico - costituiscono un terreno favorevole. Sono fattori di contesto, non cause dirette: milioni di persone vi sono esposte senza ammalarsi.
Perché capire le cause aiuta
Ricostruire come è cominciato ha un senso terapeutico, perché aiuta a scegliere il percorso più adatto e a restituire un significato a quanto è successo. Non serve invece a cercare un colpevole: nella grande maggioranza dei casi non c'è, e cercarlo consuma energie che servono altrove.Se ti riconosci in qualcuna di queste situazioni, parlane con il medico di famiglia o con il pediatra, oppure rivolgiti direttamente a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969 è gratuito e anonimo e può indicarti il servizio più vicino a casa tua.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.
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