La prognosi dell'anoressia: si puo guarire
La domanda che tutti pongono, prima o poi, è se dall'anoressia nervosa si guarisca. La risposta è sì, e più spesso di quanto si creda. È una malattia seria, che non va sottovalutata, ma non è una condanna: una quota consistente delle persone che vengono curate arriva a una guarigione piena e stabile, altre migliorano in modo significativo e tornano a una vita del tutto normale. Quello che cambia le probabilità non è la forza di volontà di chi si ammala, ma alcune condizioni concrete su cui è possibile intervenire.
Le circostanze che hanno innescato il disturbo contano anch'esse, perché orientano il tipo di percorso più adatto.
Quello che invece si può costruire, e che i percorsi terapeutici costruiscono giorno dopo giorno, è la motivazione: non è un prerequisito da avere all'inizio, è uno degli obiettivi della cura. Per questo non bisogna aspettare che la persona "sia pronta" prima di rivolgersi a uno specialista.
Una ricaduta non cancella i progressi fatti: la persona che la attraversa ha strumenti che prima non aveva, e in genere ne esce più in fretta. La cosa da evitare, semmai, è nasconderla per vergogna. Segnalarla subito a chi segue il percorso permette di intervenire prima che si consolidi.
Questo non è detto per spaventare, ma per la ragione opposta: sono proprio queste le situazioni che un intervento precoce riesce quasi sempre a evitare. E anche nelle forme di lunga durata l'obiettivo non è mai l'abbandono, ma un percorso di cura calibrato che protegga la salute e restituisca qualità alla vita. Se stai attraversando pensieri di morte o di farti del male, parlane subito con un medico o chiama i servizi di emergenza: sono situazioni che si affrontano, e nessuno deve affrontarle da solo.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.
Da che cosa dipende l'esito
Il decorso dell'anoressia nervosa dipende da diversi elementi, in parte legati alla malattia stessa e in parte al percorso di cura:- la tempestività della diagnosi: è il fattore più importante di tutti. Quanto prima il disturbo viene riconosciuto e affrontato, tanto meno ha avuto tempo di strutturarsi;
- la durata prima del trattamento: un disturbo presente da pochi mesi si affronta più facilmente di uno che dura da anni;
- l'età di esordio: le forme che compaiono in adolescenza e vengono curate subito hanno in media un esito migliore;
- la continuità delle cure: interrompere appena si sta un po' meglio è l'errore più frequente e quello che più espone alle ricadute;
- la qualità della rete attorno alla persona: familiari e amici informati, presenti e non giudicanti fanno una differenza misurabile;
- la presenza di altre difficoltà, come depressione, ansia grave o uso di sostanze, che vanno curate insieme e non dopo.
Le circostanze che hanno innescato il disturbo contano anch'esse, perché orientano il tipo di percorso più adatto.
Guarire non è una questione di volontà
Si sente ripetere che tutto dipenda dal "volerne uscire davvero". È un'idea diffusa e profondamente sbagliata, oltre che ingiusta verso chi sta male. L'anoressia nervosa è una malattia psichiatrica, e fra i suoi sintomi c'è proprio la difficoltà a riconoscere la gravità della propria condizione: la denutrizione altera il funzionamento del cervello e riduce la capacità di valutare lucidamente ciò che sta accadendo. Chiedere a una persona malata di guarire con la forza di volontà equivale a chiederle di curare con la volontà una polmonite.Quello che invece si può costruire, e che i percorsi terapeutici costruiscono giorno dopo giorno, è la motivazione: non è un prerequisito da avere all'inizio, è uno degli obiettivi della cura. Per questo non bisogna aspettare che la persona "sia pronta" prima di rivolgersi a uno specialista.
Le ricadute non sono un fallimento
Il decorso raramente è lineare. Nella maggior parte dei casi a fasi di netto miglioramento si alternano periodi in cui il disturbo si riacutizza, magari in coincidenza con un momento difficile: un esame, un trasloco, una separazione, un lutto. È il modo normale in cui questa malattia guarisce, non la prova che le cure non funzionino.Una ricaduta non cancella i progressi fatti: la persona che la attraversa ha strumenti che prima non aveva, e in genere ne esce più in fretta. La cosa da evitare, semmai, è nasconderla per vergogna. Segnalarla subito a chi segue il percorso permette di intervenire prima che si consolidi.
Quando la malattia si prolunga
Esistono anche situazioni in cui il disturbo si protrae per molti anni e le cure faticano a incidere. Sono i casi in cui la denutrizione prolungata può lasciare conseguenze sul cuore, sulle ossa, sull'apparato digerente e sulla fertilità, e in cui il rischio per la salute diventa reale: l'anoressia nervosa è, tra i disturbi psichiatrici, uno di quelli con la mortalità più elevata, sia per le complicanze fisiche sia per il rischio di suicidio.Questo non è detto per spaventare, ma per la ragione opposta: sono proprio queste le situazioni che un intervento precoce riesce quasi sempre a evitare. E anche nelle forme di lunga durata l'obiettivo non è mai l'abbandono, ma un percorso di cura calibrato che protegga la salute e restituisca qualità alla vita. Se stai attraversando pensieri di morte o di farti del male, parlane subito con un medico o chiama i servizi di emergenza: sono situazioni che si affrontano, e nessuno deve affrontarle da solo.
Dove chiedere aiuto
Il primo passo, anche in questo caso, è il medico di famiglia o il pediatra, che indirizzano ai centri specialistici per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione attivi in tutte le regioni italiane. Il numero verde SOS Disturbi Alimentari del Ministero della Salute, 800 180 969 è gratuito e anonimo, risponde anche ai familiari e fornisce l'indirizzo dei servizi più vicini. Chiamare non impegna a nulla, e nella maggior parte delle storie è stato l'inizio della cosa che ha funzionato.Continua: La bulimia »
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per una valutazione rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico per i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.
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